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Intervista - L'esperienza di Sweet Liberty - giugno 2006
La prima lettera del KCC mi arrivò il 27 giugno del 2005. In quel periodo, stavo organizzando le mie vacanze estive in California, e stavo aspettando del materiale informativo da là. La mia prima reazione fu un po’ scomposta: perché mi mandano materiale dal Kentucky? Come ho fatto a sbagliare stato??
La reazione all’apertura e alla lettura della lettera ve la risparmio: da toccare il cielo con un dito.
Da quel giorno è iniziata l’attesa più lunga, snervante ed allo stesso tempo eccitante della mia vita. Ed un anno di decisioni, cambiamenti, e prese di coscienza. Un anno intero passato a guardare cut-offs, con il vago timore che il mio case (veramente alto) non diventasse mai current.

Consiglio: scrivete al KCC senza problemi se avete dubbi, o dovete comunicare qualche cambio, rispondono sempre e con una puntualità da orologio, massimo due giorni lavorativi. Per parlare con qualcuno del Consolato di Napoli, invece, armatevi di tantissima pazienza, abituatevi ad aggirare le risposte elusive di chi vi risponde, e non ponete troppe aspettative nella possibilità che rispondano alle vostre email.

La agognata seconda busta arriva ai primi di maggio di quest'anno, intervista fissata per il 14 di giugno 2006, a Napoli.

Consiglio: preparate tutti i documenti per tempo, tenete gli originali da una parte e le copie da un’altra. Metteteli nello stesso ordine della lista che trovate nella busta, quando siete all’intervista ve lo chiedono espressamente, quindi meglio farlo prima. C’è parecchia gente ogni giorno al consolato, ed indipendentemente dal tipo di visto richiesto, ci si muove tutti in gruppo.
Foto: c’è un po’ di confusione nelle loro comunicazioni, vi consiglio di portarne almeno 6 per ogni tipo richiesto, cioè:

1) foto 50x50
2) foto 20x30

Abbiamo alloggiato all’HOTEL CANADA, albergo carino e pulito, spettacolare vista sul golfo, personale gentile ed accogliente. Prezzo per stanza al giorno 70 Euro, prima colazione inclusa. Solo, tenete conto che ha pochissime stanze.

Posillipo è veramente splendida, mi pento di esserci stata solo adesso. Napoli non mi è sembrata, neanche sulle vie principali del centro, particolarmente pericolosa. Certo meglio evitare i vicoletti.

1 Giorno 13 giugno 2006
Io e Max ci presentiamo ai cancelli pensando di essere in ritardo, verso le 8 di mattina, per fare la visita medica. Siamo praticamente gli ultimi. Troviamo là già tutti, dopo di noi arriva solo un’altra coppia, lui Armeno-Italiano-Americano, lei Somala, veramente carini e con una bimba bellissima, che richiedevano un visto per tornare definitivamente in quel di San Diego.

Quello che più mi è piaciuto, e che non scorderò mai, è il bellissimo clima di solidarietà e di istantanea confidenza che si crea tra compagni di avventura, ci si scambia le esperienze, ci si da una mano, ci si conforta e tranquillizza a vicenda. Io e mio marito abbiamo tempestato di domande praticamente tutti gli italo-americani trapiantati in US, che si trovavano lì per questioni di visti e permessi propri o dei loro familiari. Impressionante la loro nostalgia di casa, ma ancora più incredibile è sentire che, nonostante questo, in Italia non ci tornerebbero più.

Dopo circa un’oretta di attesa (chiamavano quelli che quel giorno avevano l’intervista, poi quelli come noi che erano al loro primo giorno, ed in ordine di consegna dei passaporti) sotto un sole cocente, siamo finalmente entrati al Consolato. Il cuore ci batteva a mille, le gambe hanno minacciato di cedere più di una volta. Passati i controlli di sicurezza (una roba tipo controlli ai gates, per intenderci), ad accoglierci è la foto di Bush appesa sulla parete degli ascensori, e qualche stelle e striscie. Welcome to the USA.

Ci fanno salire al primo piano, stanza 14, dove troviamo già quasi tutti, in attesa della visita. La cosa funziona così: quando arrivi davanti alla stanza, devi consegnare il passaporto, poi attendere il tuo turno.

Primo momento di panico: Max non era nella lista degli attesi per quel giorno. Il panico è durato pochi istanti. Semplicemente Napoli non aveva ricevuto comunicazione dal KCC (prontamente da noi avvertito) del fatto che mi fossi sposata nel frattempo. Ma niente problemi: hanno semplicemente aggiunto il suo nome alla lista.

I medici sono gentilissimi, e veramente simpatici: ci hanno fatto entrare insieme e fare tutte le visite insieme, abbiamo scherzato e riso tutto il tempo. Questo ha certamente contribuito a sciogliere la tensione. Il prelievo del sangue per l’esame dell’AIDS è veramente piccolo, se siete impressionabili vi danno una mano (magari con qualche sfottò, che ci sta pure, vedi Max)

Come già detto, ci si muove sempre tutti in blocco. Una volta terminate TUTTE le visite per quel giorno, ci hanno accompagnato in una altra ala del Consolato (si passa da fuori) per la schermografia. E’ una sciocchezza, roba da due minuti. Terminate le schermografie, ti fanno tornare nel posto della prima visita, ti consegnano questo enorme bustone giallo con le lastre (vi conviene lasciarlo in albergo, non serve più fino al POE, solo un’inutile scomodità).

A questo punto, ti lasciano libero per il pranzo (saranno state le 13.00) e devi tornare per le 15. Di nuovo fila ai cancelli, e questa volta ti portano nella sala dove farai l’intervista il giorno dopo. Ti chiamano allo sportello, in ordine di consegna dei passaporti. La prima cosa che ti chiedono di fare è compilare, se non l’hai già fatto, lo spazio relativo all’indirizzo americano di recapito della green. Poi ti chiedono di anticipare i documenti (mi raccomando l’ordine!!) e le foto. Il personale è in media gentile, a noi è capitata una african-american che assomigliava in modo impressionante a Fiona May, che era tutta un sorriso.

Eravamo fuori intorno alle 16, questa volta non sei costretto ad aspettare gli altri, esci quando hai finito.

Secondo giorno Mercoledì 14 giugno 2006

Sveglia di buonora, solita fila ai cancelli, fitte chiacchiere con i fellows. Confesso che eravamo tesissimi, ma comunque meno delle attese, dal giorno prima avevamo capito che la cosa era mooolto più tranquilla di quanto temuto. E ci siamo ritrovati a dire, pure, che iniziavamo veramente a sentirci a casa lì in quel lembo di US.

In sede di intervista succede così, almeno così è andata per noi. La stanza assomiglia un po’ ad un piccolo ufficio postale, non si sono sedie sufficienti per tutti. Consegnato il passaporto, vieni chiamato una prima volta allo sportello per una veloce review dei documenti, e per aggiungerne altri (titoli di studio oltre la maturità, varie ed eventuali). Ti fanno riaccomodare, dicendoti di attendere la chiamata del Console. Lì sfido chiunque a mantenere la totale tranquillità. Impossibile: il cuore inizia a pulsare a 150.000, e non ci puoi fare nulla.

Arriva il nostro turno: il Console ci guarda, ci studia un pò, e poi ci sorride. Nonostante la formalità che mantiene, capisci fin dalle prime battute che lui è lì per aiutarti, non ha nessun interesse, se è tutto a posto col tuo processamento, a metterti ostacoli.
Il mio caso: io e Max ci siamo sposati tra la prima e la seconda busta. Come ben ci avevano consigliato molti qui sul WOP98 (vi ringrazio ancora), abbiamo comunicato al KCC il cambio di stato, e richiesto una GC supplementare per lui. Il KCC ha risposto no problema.

A Napoli questa comunicazione forse era arrivata, e forse no. Ho l’impressione che, dopo una iniziale perplessità sul nostro caso, abbiano verificato subito con il KCC, quel che è certo è che in ogni caso non ci hanno fatto eccessivi problemi.
Per farla breve: il Console mi ha rilasciato subito la mia GC, per quella di Max ci disse non c’erano problemi, solo bisognava aspettare l’esito dei controlli di sicurezza (tempo 3 / 4 settimane). Siamo quasi a tiro.

Consiglio:
1) preparate entrambi tutti i documenti, quelli richiesti per il coniuge sono gli stessi di quelli richiesti al principal applicant.
2) fate la visita lo stesso giorno, non aspettate
3) in generale, mostratevi pronti e decisi, capiscono quando veramente ci tieni

Il momento della consegna del bustone è veramente liberante, ti si sprigiona una gioia tale che vorresti urlarlo al mondo, quanto sei fortunato!!
E quando esci dal Consolato, capisci piano piano quanto quello che ti è appena successo sia enorme: hai vinto un paese bellissimo, ed il sogno non è più sogno, ma realtà,